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GIOVEDì 27 AGOSTO SYMPATHY FOR THE DEVIL

Scritto da Diego Rossi 19 Agosto 2015

GIOVEDì 27 AGOSTO


SYMPATHY FOR THE DEVIL: AUTHION CIMA DEL DIAVOLO


Prologo:


Sommità significativa più meridionale del Parco Nazionale del Mercantour, la cima del "Diable" si staglia a Nord sul circuito della Valle des Merveilles. Il suo nome evocativo si richiama all'aspetto malefico che caratterizza spesso l'alta montagna.Una tradizione molto antica e mai dimenticata riporta che questa vetta era stata abitata dal Diavolo che aveva raggiunto il luogo da uno dei laghi dell' Inferno. La sua figura si faceva minacciosa per i vari abitanti dei villaggi della valle del Paillon, e verrà catturato solo attraverso l'astuzia di alcuni abitanti di Comtes.

Ritrovo: ore 7,oo Bar Gazoline. Partenza ore 8h 15 dall'Authion.

Tempo di percorrenza: 8 ore

Chilometri: 18

Dislivello tot: 1350 m

Grado di difficoltà: EE

Equipaggiamento: Scarponcini con buona suola, 2 litri d'acqua, giacca a vento o mantella, pantaloni e t shirt di ricambio.

Quota di Adesione: 10 euro.

Pranzo al Sacco

Info e Contatti: Jack in The Green( Hiking and Touristic Guide:tel: 3341217884)

Quota massima: 2685

Accesso stradale: raggiugere Sospel e proseguire per il col de Turini, seguire le indicazioni per l'Authion e lasciare la macchina alle pendici della collina dove sorge il fortino dell'Authion.

Descrizione Percorso:

Il percorso inizia ai piedi dei contrafforti militari dell'Authion in un un luogo denominato Camp d'Argent, il sentiero GR52 si snoda in discesa verso la Baisse de Saint Veran(1850 mt), dalla quale poi si risale per raggiungere il col del Raus, a quota 1999 mt.

Il sentiero prosegue in leggera salita fino a un Km circa dal passo del diavolo dove inizia a salire un po più ripido . Qui, su un piccolo altipiano c’è il lago Del Diavolo ancora del tutto ghiacciato mentre più avanti si incontra il Pas du Trem (2500 m.).

Proseguendo in salita per un sentiero irto di rocce rosse (metalliche) si sale alfine in cima alla Cime du Diable da cui si delinea un incomparabile vista sulle catene montuose delle Alpi Liguri e del versante italiano e francese delle Alpi Marittime.

La discesa avviene per il percorso dell'andata a partire dal Passo di Trem o seguendo in caso di tempo sereno la via di cresta non segnata lungo il versante est del Monte Capelet per ritrovare il sentiero dell'andata verso la Baisse de Cavaline.

Peace of Mind( Trekking in Val Tanaro)

Scritto da Diego Rossi 23 Luglio 2015

Tre giorni alla scoperta delle bellezze naturalistiche della Val Tanaro tra paesaggi mozzafiato, arcaiche leggende e tradizioni immutabili.

Equipaggiamento: Scarponcini con buona suola, t shirt e pantaloni di ricambio, borraccia, ki way, mantella, sacco a lenzuolo. 
Quota Trekking: 3 gg(20 euro) 2 gg(15 euro) 1 gg( 10 euro).
Possibilità di pernottare il Giovedì e il Venerdì notte alla Locanda Upega-l Rifugio Porta del Sole: 0174390401. 

Info e Contatti x Trekking: Jack in The Green( guida ambientale/escursionistica: tel 3341217884) website:www.crestediconfine.com

* Nota: I percorsi sono adatti a escursionisti esperti ed allenati.

GIOV 10 SETTEMBRE: VADINFERNO-ANTOROTO

Ritrovo: ore 7,30 a Pontedassio(IM) La Cave Ristoro e Caffè, Via Nazionale.
quota partenza (m): 1213
quota vetta (m): 2144
dislivello complessivo (m): 1190
Tempo di salita: ore 3h30
Tempo totale: ore 6H15
località partenza: Valdinferno (Garessio , CN ) 

Descrizione itinerario:

Dalla chiesa di Valdinferno si segue subito la stradina che arriva alle Case Mulattieri e dopo l’ultima cascina si imbocca il sentiero (palina segnaletica) che sale a destra nel bosco di faggi e che sbuca sui pascoli di Pian Bersi nelle immediate vicinanze del Rifugio Savona (1528). Dal rifugio si continua in leggera salita (tacche bianco-rosse) fino a guadagnare il ciglione sotto il contrafforte del Monte Grosso (Passo delle Caprette, 1750 circa). Da qui si scende assai ripidamente, proseguendo poi a mezzacosta sul fianco sinistro orografico del vallone e raggiungendo in breve la vicina Colla Bassa (1846). Alla Colla Bassa si svolta a sinistra e si segue il sentiero che rimonta il ripido pendio a destra dello sperone nord-est dell'Antoroto.
Ritornati alla Colla Bassa, si segue il sentiero che scende nel Vallone del Rio della Bura (tacche bianco-rosse) e che riporta direttamente alle Case Mulattieri dove ci si ricollega con l’itinerario di salita.



VEN 11 SETTEMBRE :UPEGA- ROCCA DEL FERA'

Difficoltà: EE :: [scala difficoltà] escurs.esperti
quota partenza (m): 1291
quota vetta (m): 2404
dislivello complessivo (m): 1300
Durata Complessiva: 8 h + sosta pranzo.
Equipaggiamento: scarponcini con buona suola, t shirt di ricambio, mantella. 2 litri d'acqua. Facoltativa: pila, binocolo e corda.

Località partenza: Upega (Briga Alta , CN ) ore 8,00 davanti alla Locanda d'Upega. Partenza ore 8,15
Primo Possibilità di pernottare la notte alla Locanda Upega-l Rifugio Porta del Sole: 0174390401. 


Note tecniche:
Percorso molto panoramico che in salita si svolge quasi interamente sullo spartiacque tra la Valle di Upega e il Vallone di Carnino. Non presenta particolari difficoltà, potendo aggirare i vari risalti e torrioni che si incontrano lungo l'itinerario. E’ possibile percorrere la cresta integralmente, superando sul filo i vari risalti; in tal caso le difficoltà aumentano fino a F, F+ per la cresta, PD per il Torrione Mader, AD per il Dente Mader.
*Per affrontare questa cresta è però necessario non soffrire di vertigini anche se la cengia più brutta è dotata di corda corrimano.
La discesa si svolge nel vallone di di Upega, e presenta alcuni parti di sentieri non molto segnalati tratti privi di sentiero e segnaletica (problemi di orientamento in caso di nebbia).
E’ consigliabile percorrere l’anello in questo senso, perché la cresta offre notevoli scorci panoramici, mentre la discesa dalla cima al Colle Selle Vecchie è piuttosto ripida e priva di sentiero (faticosa in salita).

Descrizione itinerario:

Da Upega, attraversato il paese e raggiunte le ultime case, si segue il sentiero per il Passo di Lagarè (cartelli indicatori sulla destra della piazzetta al termine del centro abitato), fino a raggiungere la sella a quota 1745 m. Qui si abbandona il sentiero e si sale a sinistra per tracce su un ripido costone erboso fino a raggiungere la Cima Caplet 1980 m sormontata da un cippo, lasciando a destra la rocciosa cima del Dente di Carnino, sulla quale è posta una croce che riporta l'errata indicazione "Cima Caplet" ( F; bellissimo panorama su Carnino). 
Si procede lungo lo spartiacque (segnavia rossi) con brevi saliscendi, superando boschetti di pini e facili tratti rocciosi. Si traversa per un tratto sul versante sud poi si torna sullo spartiacque raggiungendo la cima della Rocca Ferà 2221 m. Si scende brevemente lungo la cresta e si giunge in corrispondenza di due torrioni (Torrione Mader a ovest e Dente Mader a est, separati da un piccolo intaglio). 

Successivamente la dorsale si restringe, scende ad un colletto, prosegue sul versante Upega per evitare due formazioni rocciose, ritorna quindi sulla dorsale e ad un nuovo colletto (qualche tacca rossa). Si passa ora sul versante opposto (lato Carnino) e si raggiunge la formazione rocciosa del Praet, per poi proseguire su dorsale sino alla Rocca del Ferà (2221m), dove si trova un ometto in pietre e resti di una croce in legno. Poco più avanti si tocca una sella, posta tra le due torri rocciose del Dente e della Torre Mader. Si aggirano a sinistra, scendendo brevemente un canale erboso, per poi ritornare sulla dorsale al Colletto del Ferà (2180 m). Su filo di cresta, tra erba e roccette, si raggiunge infine la Cima del Ferà (2235 m), segnata da un ometto di pietre.

Dalla cima del Ferà si prosegue oltre, scendendo per ripide zone erbose sino ad una sella e da qui, superando una sommità erbosa, si raggiunge infine il Passo di Framargal (2179 m), dove passa la rotabile sterrata Monesi-Colle dei Signori-Tenda. (20')Discesa: dalla vetta si scende, senza traccia, lungo il versante sud-ovest, fino al Colle delle selle Vecchie (2098 m.), con percorso a piacere su terreno ripido ma abbastanza facile e ben terrazzato. Dal colle si scende alla strada sottostante, che si percorre in direzione sud (discesa) per poche centinaia di metri. Raggiunto un albero con cartelli (non il primo, ma il secondo, poco prima che la strada esca dal bosco per percorrere un lungo tratto assolato,) si nota a sinistra una traccia di sentiero che scende nel lariceto, percorrendo un evidente costone in direzione est. Il sentiero intuibile anche se ricoperto da aghi di larice, è segnato sugli alberi con vecchi bolli gialli ormai poco visibili. Ad un certo punto si tralasciano i segni gialli che proseguono diritti su terreno coperto da vegetazione, e si segue la traccia principale che piega decisamente a destra, scendendo in diagonale verso sud fino ad una bella radura dove si attraversa un ruscello. Da qui si procede seguendo la traccia di sentiero, poco evidente ma segnato con ometti sparsi sui cippi tagliati, proseguendo verso sinistra (est) mantenendosi più o meno paralleli al corso d'acqua. Entrati nel bosco a circa 1700 m si incontra un cartello indicatore, qui il sentiero torna evidente e scende nel lariceto e poi per un prato, fino a trovare nuovamente il torrente che si deve attraversare, raggiungendo le case Nivorina 1600 m circa. 
Da qui il sentiero è molto bello e scorrevole sul versante idrografico sinistro del vallone, con scorci molto panoramico ed un passaggio in alto sulla gola scavata dal torrente. Raggiunta la stradina nei pressi della Cappella Madonna della Neve, in pochi minuti si è nel centro di Upega.

SABATO 12 SETTEMBRE: Chionea- Lago del Pizzo- Rifugio Valcaira.

Si tratta di un escursione di notevole pregio naturalistico nella parte nord delle Alpi Liguri ma gIà in territorio piemontese.
Dal villaggio di Chionea si sale in prossimità del Colle di Chionea con sguardo sulla Valle dell’Inferno e si prosegue in salita in direzione del Pizzo d’Ormea passando tra sorbi montani e rosa chianina ed in mezzo a fioriture di gigli, botton d’oro, violette e tappeti di rododendro.

La fauna è ricca di molte specie di mammiferi dai caprioli, alle marmotte a popolazione di cervi e camosci, oltre ad una varietà presenza di rapaci.

Si sale in alta quota fino ad incontrare il bivio che porta al Lago del Pizzo, quindi una volta raggiunto il lago si ridiscende sul sentiero fino a raggiungere il Rifugio Valcaira(2010 mt).

Nel pressi della costruzione ci sono le sorgenti più alte del Rio Archetti, che alimenta il Rio Chiapino. Dal rifugio si gode di un vasto panorama sull'Alta Val Tanaro e sul Mar Ligure.
Si rientra a Chionea sullo stesso percorso dell’andata oppure prendendo il nuovo sentiero semi ripristinato che passa per Porcinelle Soprane e Chioraira.

Notizie Logistiche: Ritrovo: ore 8.30 Piazza Centrale di Ormea vicino al Bar Olmo e trasferimento a Chionea
Difficoltà: – Dislivello di circa 1070 m – (E) Durata: 6 ore circa. Notizie logistiche: spostamento con i propri mezzi – Cibo e vivande in condivisione con il gruppo all’interno del Rifugio Valcaira – scarponcini con una buona suola – maglietta e giacca a vento

HO VISTO UN RE( GIRO DEL MONVISO)- VEN 4/DOM 6 SETT

Scritto da Diego Rossi 18 Agosto 2015

GIRO DEL VISO( VEN 4- DOM 6 SETTEMBRE).

Un respiro profondo, uno sguardo per scorgere il Viso, montagna del Piemonte, dove il Re di Pietra emoziona all'alba con fasci luminosi ed infuocati.

1° giorno : Da Castello di Pontechianale al rifugio Sella per i Passi di S.Chiaffredo e Gallarino.
Dislivello in salita: 1200 m.
Dislivello in discesa: 150 m.
Tempo di percorrenza: ore 5-5.30.
ACCESSO E NOTIZIE LOGISTICHE:
Dalla statale 589 tra Cuneo e Saluzzo si imbocca la strada che percorre la Valle Varaita in direzione del Colle dell'Agnello e la si segue fino alla borgata Castello di Pontechianale. Ritrovo ore 6,30 dal Bar Gazoline di San Michele. Trasferimento a Castello di Pontechianale: 3h c.a. Equipaggiamento: Scarponcini con buona suola, t shirt e pantaloncini di ricambio. Ki way o Mantella. Pila o Torcia.( Facoltativo: Corda e Binocolo). Percorsi EE( adatti ad escursionisti esperti) Sacco Lenzuolo obbligatorio. Quota: 47 euro a notte ½ pensione. 37 euro Soci Cai. Quota Trekking: 25 euro.Info e Contatti: Jack in The Green( hiking and touristic guide:3341217884) Acconto: 10 euro a persona.* Per motivi logistici si consiglia di prenotare entro le ore 12,00 di Martedì 18 Agosto.

ITINERARIO
Presso la chiesa di Castello si imbocca una mulattiera (GTA), che sale ed entra nel Vallone di Vallanta. Giunti a quota 1900 m, si abbandona la mulattiera per il rifugio Vallanta e si discende a destra passando accanto alle diroccate Grange Gheit (1912 m). Si prosegue sul sentiero, lasciando a destra la diramazione per il Bosco di Allevè. Dopo un tratto in salita, la mulattiera taglia a mezzacosta fra i pini, fino al Pian Meyer (2126 m) risalendo il Vallone delle Giargiatt. L'itinerario passa per la conca del Gias Fons (2365 m) e, seguendo la mulattiera, lascia a sinistra la diramazione per il bivacco Bertoglio (2760 m). Percorrendo il sentiero segnalato sulla dx, si superano il Lago Bertin e il Lago Lungo e si arriva alla depressione del Passo San Chiaffredo (2764m),spartiacque fra le valli Varaita e Po. La mulattiera taglia le pendici di Punta Trento giungendo al Passo Gallarino (2727 m).Girando a sx si scende su una pietraia verso nord e seguendo i segnavia si attraversa la conca che ospita i laghi delle Sagnette (2567 m). Si arriva così in vista del Lago Grande di Viso, sovrastato dalla parete orientale del Monviso. Lasciando il lago a sx si raggiunge il rifugio Quintino Sella.

2° giorno : Dal rifugio Sella al rifugio Viso per il Colle di Viso, il “Sentiero del Postino” e il Buco di Viso.
Dislivello complessivo in salita: 950 m (500 m + 450 m).
Dislivello complessivo in discesa: 1150 m (400 m + 250 m + 500 m).
Tempo di percorrenza: ore 7.30.
Tappa più affascinante del giro del Monviso. Oltre ai soliti scenari mozzafiato, infatti, si attraversano aree naturali molto diverse fra loro: dai pendii erbosi che scendono verso Pian del Re agli aspri valloni glaciali sottostanti il rifugio Giacoletti, dallo stretto Sentiero del Postino che si arrampica a mezza costa ai vasti prati punteggiati di rocce e marmotte oltre il confine francese.
Si parte dal rifugio Sella. L’alba vista da qui è uno spettacolo irripetibile, col sole rosso che sorge sulla pianura padana e illumina nelle giornate serene la parete est del Monviso. Alla destra dell’edificio un evidente cartello indica la prosecuzione del Giro di Viso, sul sentiero che da questo punto prende la sigla di V-26. Il primo tratto è piuttosto rilassante e permette di mettere in moto le gambe in vista delle fatiche che arriveranno più avanti. Dobbiamo infatti valicare il Colle di Viso, posto a cavallo tra il Monviso e il Viso Mozzo, tramite una mulattiera per lopiù pianeggiante che solo sul finire inizia a scendere con decisione tra le rocce. Il panorama cambia improvvisamente, con l’erba che torna a farsi spazio fra le rocce nell’ampia conca glaciale. Si scende con alcuni tornanti verso il lago Chiaretto, dal caratteristico colore turchese. Lo si aggira scendendo fino a 2200 metri slm, e continuando a seguire i segnali del CAI con una leggera salita raggiungiamo un importante bivio. Alle nostre spalle il Monviso mostra uno scorcio della sua parete nord, sotto di noi si apre la Valle del Po: si distinguono le sorgenti del fiume situate a Pian del Re con il contiguo parcheggio. Il giro “classico” del Monviso prevede di raggiungerle, allungando un po’ il percorso e scendendo fino ai 2020 metri slm, ma noi si sceglie l’alternativa che passa per il rifugio Giacoletti. Seguiamo quindi il sentiero V-14, sulla sinistra, e ricominciamo la salita.
In questo tratto c’è un discreto dislivello da superare ed i numerosi tornanti non facilitano il compito. Si aggirano altri piccoli laghi e infine si raggiunge una pietraia con chiare indicazioni: dopo un’ultima piccola “arrampicata” tra le rocce arriviamo ai 2741 metri slm del rifugio Giacoletti, circa un’ora e mezzo dopo aver incontrato la deviazione principale per Pian del Re.
Nascosto fino all’ultimo tra i massi, il Giacoletti guarda la parete nord del Monviso ed è l’ideale punto di partenza per itinerari alpinistici e arrampicate sulle vicine Punta Udine e Punta Venezia. Nelle vicinanze infatti stacca anche la scorciatoia del Couloir del Porco, un sentiero per escursionisti esperti che taglia una parte del giro e porta direttamente sul versante francese. Puntando ancora a nord, oltre il rifugio, ci si inoltra tra i picchi che ci circondano e scendiamo in maniera ripida quello che sembra veramente lo stretto corso di un ghiacciaio.
A circa 2500 metri di quota la discesa termina e parte improvvisamente il celebre Sentiero del Postino, segnalato da una targa e da numerosi marchi bianco-rossi, indicato per EE (Escursionisti Esperti) in quanto è abbastanza stretto – ma solo marginalmente esposto – e presenta un paio di tratti attrezzati. Il primo lo si trova con una scaletta che ci aiuta a superare un dislivello verticale ed una corda a cui appoggiarsi per gli ultimi passi. Poi il sentiero prosegue, ripido e tortuoso, una sottile striscia di terra che taglia il monte a mezza costa. C’è un’altra scaletta, stavolta per superare un lastrone, poi la strada spiana e attraversa una pietraia. Il sentiero dura circa mezz’ora ed è uno spettacolo per gli occhi, oltre che divertente ed emozionante da affrontare: le asperità non sono tra le più difficili ma come sempre siate prudenti ed abbiate particolare cura se soffrite di vertigini.
Incontriamo poi un nuovo bivio, dove la strada si congiunge col percorso “classico” che si allunga fino a Pian del Re. Prendiamo a sinistra, in salita tra le rocce del Pian Mait, verso il refuge Viso, sul versante francese. Mancano ancora un paio d’ore all’arrivo, la salita è abbastanza lunga e regolare e ci porta, tra matasse di filo spinato residuo della guerra, fino ai 2882 metri del Buco di Viso individuabile con una piccola deviazione sulla sinistra dopo aper superato un edificio fatiscente. Volendo si può proseguire sulla strada principale per scollinare presso il Colle delle Traversette, ma il Buco di Viso è un’esperienza senza dubbio affascinante. Lungo circa 75 metri – si necessita di una buona torcia perchè il tratto centrale sarà buio – il traforo vanta il primato del più antico fra quelli alpini; fu scavato infatti nel 1480 per iniziativa del Marchese di Saluzzo e poi rimase impraticato per molti anni. L’altezza varia dai due metri al metro e cinquanta, occorre quindi in certi punti chinarsi; l’ingresso è ampio mentre l’uscita sul versante francese è stretta e parzialmente bloccata da neve e massi. Durante la stagione estiva essa viene ripulita per cui, a meno che non troviate indicazioni contrarie in merito, sarà sufficiente abbassarsi un po’ e magari togliersi gli zaini e passarli per mano, se ingombranti.
Usciti all’aperto, si accede così alla sottostante Valle del Guil. A questo punto si può dire che le fatiche della giornata sono finite: per giungere al rifugio si attraversa in discesa l’ampia vallata, ignorando l’indicazione sulla destra per il rifugio Granero, un po’ più lontano in fondo alla Val Pellice, e seguendo il corso dei ruscelli che scendono a valle. Ci sono dei segni di colore giallo sulle rocce, non sempre visibili, ma possono aiutare a seguire il percorso che ad ogni modo coincide spesso col corso dell’acqua. Il refuge Viso poi è perfettamente visibile dall’alto, collocato ai bordi di una bella spianata erbosa, per cui nel dubbio basterà dirigersi in quella direzione; arrivati in fondo la segnaletica si farà più accurata e ci fornirà già indicazioni per la giornata successiva. 
3° giorno : Dal rifugio Viso a Castello di Pontechianale per il Passo di Vallanta.Tempo di percorrenza: ore 4.30-5.00 + 2 ore per la Losetta.
Dislivello in salita: 350 m + 350 m per la Losetta.
Dislivello in discesa: 1200 m + 350 dalla Losetta.
Scavalcando il Passo di Vallanta si ritorna in Italia e con breve discesa a vista della parete ovest del Viso si raggiunge il rifugio Vallanta.Per chi non ha fretta è consigliabile il tratto che porta al Passo e alla Cima della Losetta(2h a/r). Dal rifugio Viso si segue il torrente Guil, e in leggera salita si approda al Lago Lestio, posto in una bella conca nei pressi di Punta Roma. Costeggiata la sponda sud del Lago si perviene al Passo di Vallanta e da lì si scende nel vallone di Vallanta; dal bivio si continua x la discesa che porta al rifugio omonimo oppure stare sul lato di dx ed arrivare al passo della Losetta. Dal vallone di Vallanta con un'ultima discesa si arriva a Castello dove si conclude il giro del Viso attraverso un sentiero che passa dal Pian Para, prosegue sulla destra orografica del torrente che si attraversa in prssimità della “Fontana della Salute”. Si rimane sulla dx orografica del torrente e dopo la Grangia del rio lo si attraversa. Poco dopo si incontra il bivio per il Passo di Chiaffredo, quindi un'ultima breve discesa ci riporta a Castello dove è iniziato l'anello.

Ven 21/Dom 23 A Cuor Contento nella Notte Oscura( Cerreto Alpi e dintorni)

Scritto da Diego Rossi 12 Giugno 2015

Ven 21/Dom 23 AGOSTO.

A CUOR CONTENTO NELLA NOTTE OSCURA.

Trekking di tre giorni nella Val Secchia all'interno deI Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano,immersi in ambienti variegati che vanno dai depositi morenici e ghiacciai del settore più settentrionale, ai boschi di conifere e di faggio nei tratti intorno ai 1300 mt fino al paesaggio agricolo dei versanti più dolci. 
Territorio di grande pregio naturalistico ospitante animali come il lupo, il muflone, il capriolo, l'aquila reale e rarità botaniche che fanno di intere zone veri e propri giardini botanici naturali offre altresì elementi significativi anche sul piano storico e antropologico in virtù della sua posizione geografica a ridosso del confine tosco-emiiano.  
Ci troviamo infatti dinnanzi ad un percorso di antica origine che collega la pianura e il mare, dove La leggenda vuole che uno fra i primi a servirsi del Passo del Cerreto per arrivare nella Pianura Padana sia stato Annibale, alla guida delle truppe con cui marciava verso Roma. 
Se lo scenario si presenta piuttosto suggestivo altrettanto accattivante sarà il contesto che vivremo in quei giorni in quanto si celebrerà la Festa della Notte Oscura, evento voluto e creato dal cantante e scrittore Giovanni Lindo Ferretti, che per altro è nativo e vive nel borgo di Cerreto Alpi.
Nata con l’idea di recuperare l’atmosfera del paese di un tempo, il piacere della narrazione orale, dell’ascolto di voci sussurrate o, perché no, del silenzio, si presenta come un rituale di altri tempi dove non si accendono le luci, si abbassano le voci, e si cena a lume di candela.

Come arrivare: da Ventimiglia prendere la A10 per Genova. Proseguire nell'Autostrada A12 Genova-Livorno in direzione Genova, prendere l'autostrada A15 La Spezia-Parma direzione Parma e uscire ad Aulla. Da qui seguire le indicazioni per Fivizzano immettendosi sulla statale 63 per il Passo del Cerreto.
Per chi parte da zona Ventimiglia ritrovo Autoporto 6,30..per chi parte da zona Bordighera ritrovo Garden Shop 6,40..appuntamento di gruppo ore 7,30 Autogrill Ceriale oppure uscita autostrada Aulla ore 9,30.

Dove dormire: Albergo e Ristorante Passo del Cerreto: www.passodelcerreto.it. Pernottamento: 35 euro a persona con cena 50 euro c.a tel: 0585 949666-0522898146.
email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Quota di partecipazione al Trekking( 3 gg): 30 euro

Info Trekking: Jack in The Green( tel:3341217884) website:www.crestediconfine.com.
*Tenendo conto che il periodo indicato è in alta stagione si consiglia di prenotare con un certo margine di anticipo, preferibilmente entro Giovedì 25 Giugno 2015.
Qualora esaurissimo i posti letto nella struttura indicata si cercherà di trovare per i restanti partecipanti sistemazioni nelle strutture ricettive di Cerreto Laghi e Passo del Cerreto( albergo, bed and breakfast, camping)

Programma Escursioni: 


VEN 21 AGOSTO: Cerreto Alpi e i Laghi

Punto di partenza: Cerreto Alpi 921 m
Punto di arrivo: Cerreto Alpi
Grado di difficoltà: E
Tempo di percorrenza: 4 h
Dislivello: 450 m
Segnavia: 649, 649 F, 649E, in parte assenti

Notevole escursione tra i monti di Cerreto, quasi del tutto sui depositi morenici di origine glaciale, i cui resti più spettacolari sono i laghi Pranda, Gore e Scuro, e le altre innumerevoli torbiere. Si svolge in gran parte su mulattiere storiche, in gran parte selciate, che rischiano tuttavia di scomparire ingoiate da vegetazione e scalzate dalle piogge torrenziali degli ultimi anni.
Diviso in tre borgate adiacenti, Cerreto ha una lunga e travagliata storia, dovuta alla posizione strategica alla base dei valichi commerciali tra versanti liguri, toscani e lombardi dell'Appennino. Nonostante alcuni restauri e nuove costruzioni un po' incongrue degli ultimi decenni, conserva un fascino intatto di insediamento montano, risparmiato dalla viabilità principale. Una rete di mulattiere antiche, in parte ancora selciate lo lega ai borghi vicini (Collagna, Valbona, Ligonchio, Sassalbo) e ai suoi storici territori per lo più a bosco di cerri e faggi, pascolo e castagneto. Una cooperativa di giovani del paese, i "Briganti di Cerreto", cerca di invertire la tendenza ultradecennale all'emigrazione, lavorando nei boschi, nei castagneti, facendo rivivere il paese con un turismo di riscoperta delle radici culturali assai diffuso all'estero ma molto meno in Appennino.  
Itinerario: 
Dal centro di Cerreto Alpi 921 m (albergo trattoria Gian) si sale verso S lungo la stretta via (sent. 649) che sale verso SW, incrocia la via Circonvallazione e prosegue fino a lasciare il campo sportivo sulla destra. Ormai divenuta larga carrareccia, la via scavalca un colletto e scende leggermente e al primo bivio, 986 mt, si lascia la carraia principale per voltare a sinistra in salita (sent. 649F), imboccando un'antica mulattiera per i laghi e le foreste soprastanti. Presto la carraia costeggia alcuni campi aperti, poi la mulattiera riprende nel bosco per salire lungo un bel viale di cerri, fiancheggiata da muri a secco. Poi a quota 1035 m una secca svolta a destra segna il passaggio tra il querceto e il soprastante castagneto. Ora in salita progressiva verso S, aggiriamo il poggio del Montale, fino a uscire su un piccolo valico panoramico su marne grigie scoperte ed erose, dette le Orsarecce. Si prosegue sulla mulattiera, che sale di traverso con tratti panoramici sul gruppo del Monte Casarola, con lunghi tratti in falsopiano sui 1130 m. Dopo un caratteristico affioramento di calcari cavernosi attraversiamo una linea elettrica, quindi la mulattiera si infila a sinistra lungo una valletta in salita nella faggeta, fino ad incrociare il sent. 649 nuovamente. Lo imbocchiamo verso sinistra in salita a tratti ripida, lasciando a sinistra un'antica torbiera detta la Pianaccia 1166 m. Costeggiando l'alta valletta del Canale Cerretano si sale a sinistra prima di guadarlo (seguendo i segnavia 649, e presto si va ad incrociare una strada, poi si scende sulle rive del Lago Pranda 1274 m (1.30). 
Antico lago di origine glaciale, lentamente interratosi e mutatosi in torbiera, fu di nuovo innalzato il livello dell'acqua con una piccola diga sull'emissario, il Canale Cerretano, ed oggi si presenta come un basso ma vasto lago circondato da faggete. 
Si inizia a costeggiare il lago sulla sponda occidentale, costellata da grandi massi erratici: si lascia a destra il sent. 649B, e poco prima di risalire su una carraia si può compiere a destra una bella deviazione al Lago Le Gore predendo un sentierino scalinato alcuni anni fa con segnavia rosso-arancio.
Conviene fare il giro attorno al lago, il più isolato e il meno frequentato, nonostante la strada per il moderno insediamento di Cerreto Laghi passi poco a monte del bacino. 
Chiusi ormai gli altri vecchi sentieri, conviene tornare sui propri passi fino alle sponde del Lago Pranda e prseguire sui segnavia 649 verso destra, attraversando poco dopo su ponticello di legno il Canale Cerretano che si immette nel lago. 
Si attraversa una fitta faggeta e dopo un tratto di recente esbosco, si scende poi sulla destra nella conca di origine glaciale ai piedi dello stradello, e poco battuto raggiunge il fondo della torbiera del Canè . Verso N si riprende il sentiero che rientra nella faggeta scendendo lungo l'emissario della torbiera. Ad un certo punto si prende sulla destra scendendo a tornanti nella faggeta, fino a incontrare il castagneto, tenendosi sempre in discesa tra una valletta a destra e il castagneto secolare a sinistra. Infine si esce sulla strada sterrata a quota 1033 m . Sul lato a valle la mulattiera continua a scendere nel castagneto del Morale, fiancheggiata da muri a secco, e con tratti ancora selciati guada un ruscello. Segue il tratto più suggestivo e conservato, con faggi potati ad arte per sostenere le scarpate laterali, e oltrepassata una Maestà con la Madonna di Montenero ci si accosta al Canale Cerretano entrando nel borgo di Cerreto Alpi.
SAB 22 AGOSTO Pezzalunga e Belfiore

Punto di partenza: Passo Crocetta 1264 m
Punto di arrivo: Passo Crocetta 1264 m
Grado di difficoltà: E
Tempo di percorrenza: 5 h 30 m
Dislivello: 850 m
Massima altitudine: 1893 m- Monte La Nuda.
Segnavia: 00 - 649 - 649C - 649B

Un grande circo di origine glaciale, detto la Pezzalunga, fa nascere il torrente Rosaro, uno dei principali dell'alta Lunigiana: pur rivolto a settentrione getta le sue acque nel mar Ligure, e non è l'unica stranezza. La congerie di massi e pareti verticali lo ha fatto denominare Vallone dell'Inferno da parte dei primi alpinisti che dagli anni '40 vanno a salire su roccia e su ghiaccio in inverno le pareti del Forame e del Gendarme, spettacolari e compatte arenarie grigie sospese tra i verdi pascoli e il blu del cielo.
Itinerario: Si parte dal Passo della Crocetta chiamato un tempo Borellaccia o Belvedere. Si imbocca uno stradello a destra che sale ad alcune case poi termina e i segnava proseguono su bel sentiero nella faggeta.
Una salita tra piazzole di carbonaie supera dapprima un bivio a sinistra con il sent. 649A per il lago del Cerreto a quota 1350 m c., poi un altro a destra con il sent. 96 per Sassalbo a 1420 m c. quasi sul limite superiore del bosco.
Aggirati alcuni spuntoni tra radure ricche di lampone e mirtillo si sbuca in una conca piana a quota 1600 m, un tempo occupata da un laghetto, poi torbiera e ora conca pascoliva dove il mirtillo si espande in assenza di greggi da molti anni. A sinistra oltre un cordone morenico brilla il tetto del Bivacco Rosario 1613 m.Poco lontano, sotto un grande roccione di arenaria sgorga una fonte perenne mentre i dintorni sono ricchi di mirtilli e lamponi.
Il sentiero rimonta ripido il centro dell'anfiteatro di origine glaciale della Pezzalunga, o Vallone dell'Inferno, uno dei più spettacolari dell'Appennino Tosco-Emiliano, fiancheggiato dalle balze rocciose del Forame, del Gendarme e dello Scalocchio. Il crinale che si raggiunge al termine della salita a quota 1818 m, divide le valli del Rosaro e del Mommio, entrambi tributari del Magra e del Mar Ligure. 
A destra una breve deviazione sul sent. 94 può condurre alla base del torrione roccioso del Gendarme, ma noi eviteremo la salita in vetta,( adatta a chi si arrampica su roccia con cavi metallici) per prendere a sinistra il sent. 00 che sale alla base della vetta del M. La Nuda 1893 mt culmine dell'Alpe di Mommio (1.00-2.20), che si raggiunge con breve deviazione a sinistra.
Come da tutte le vette dell'Appennino Tosco-Emiliano con aria limpida si possono vedere le isole toscane, la Corsica e buona parte dell'arco alpino.
Riprendiamo alla base del monte il sent. 00 che segue il crinale verso E in discesa, sbucando su una carraia a quota 1805 m 599043E-4903939N, (0.10-2.30).
Nella valletta si notano alcune barriere di arenaria spaccata dalla gelivazione, ma anche dall'uomo: infatti qui si estraevano le "piagne", lastre di pietra per le coperture dei tetti dei paesi.
Si prosegue lungo il crinale verso SE, con breve discesa ad un piccolo valico a quota 1763 m. Il sent. 00 aggira da N la vetta della Cima Belfiore 1811 m, ma è possibile e più suggestivo salire con breve deviazione, che vi conduce successivamente al bel cippo confinario detto sulle carte Termine Tre Potenze 1772 m( Toponimo anteriore al 400' che potrebbe indicare il confine tra i 3 stati di allora di Modena, Toscana e Garfagnana o più probabilmente fa riferimento a tre grandi bacini territoriali, la Val Secchia reggiana a N, la Lunigiana (val di Magra) a SW, la Garfagnana (Val di Serchio) a SE.
Comunque il panorama sulle tre vallate è spettacolare, le Alpi Apuane si stagliano di fronte, il golfo della Spezia ad W, la Pietra di Bismantova e il Ventasso a N.
Un sentierino aperto a fatica tra bassi ginepri, graminacee e mirtillo scende lungo lo spartiacque di nuovo al sent. 00, che traversava sul versante N passando presso una sorgente ormai tutt'altro che perenne, e in breve si raggiunge il Passo di Belfiore 1664.
Dal Passo di Belfiore imbocchiamo il sent. 649 verso N scendendo rapidamente nella Val Belfiore, perdendo oltre 100 m di dislivello tra faggeta e radure. In una radura a quota 1550 m c. si nota che il sent. 649 volta bruscamente a sinistra in salita, in maniera del tutto illogica se vogliamo scendere: infatti diritto vediamo l'antica mulattiera che prosegue nel bosco (segnavia bianchi e rossi 649C): la imbocchiamo allora, tenendo sempre la dir. N. Un bel percorso nella faggeta cedua ci porta attraverso innumerevoli piazzole di carbonaia, testimonianza dell'attività principale che costellava ogni estate la valle di colonne di fumo ininterrotto, fino ai primi anni '60. Si attraversano diversi ruscelli, in genere secchi in estate, mantenendosi per molto tempo ad una quota di circa 1500 m. Affacciandosi su un costone detto Il Poggione dove finalmente si può vedere la vallata da una radura a ginepro e rocce affioranti, si inizia poi a scendere di nuovo nel bosco, attraversando una larga valletta invasa dalle rocce caotiche e arrotondate dei pendii erosi dai ghiacciai, e infine con una progressiva discesa si esce su uno stradello forestale a quota 1330 mt. Aggirando la valletta carsica del Rio Torbido (si nota una bella dolina a sinistra, poi lo sprofondamento della valletta a destra), su affioramenti gessosi del triassico, superiamo un colletto a quota 1400 m (bivio per il M. Maccagnino), e presa la dir. W, lo stradello scende leggermente, attraversa una pista da sci e ancora infine sbuca su un tornante stradale 1380 m 599610E-4905979N, tra i più alti edifici residenziali della stazione turistica di Cerreto Laghi. Si segue la strada in discesa tra alberghi e condomini, tagliando poi a destra e scendere con i segnavia 649 verso il Lago del Cerreto 1344 m.
Dal piazzale del Lago si scende a destra in dir. N (segnavia 649), deviando a sinistra poco dopo 599312E-4905961N: una fila di cassonetti dei rifiuti, ancorché con riciclo, ostruiscono il percorso, ma i continui lavori di nuovi edifici e gli ammassi cronici di materiali creano purtroppo da anni un paesaggio degradato. Si scende ripidamente lungo una pista da sci fiancheggiata da lampioni, fino a rientrare nel bosco. Presto si raggiungono radure al margine delle torbiere del Lago Pranda, e tra stazioni del percorso vita il sent. 649 fiancheggia la pista di fondo con lampioni, verso N. Ad un bivio i segnavia 649 proseguono a sinistra.Il sent. 649 volta a sinistra per attraversare una vasta torbiera e compiere il giro attorno al Lago Pranda sul versante W. 
Prendendo il sentiero 649 B che si addentra nella faggeta si sbuca sulla strada all'altezza di una linea elettrica per scendere di fronte su carraia sempre con segnavia 649B. Sfiorata una torbiera sulla destra, una risalita ci fa rientrare sulla strada sul bordo di un tornante. Seguendo la strada diritto per 100 m si riprende in discesa a destra una carraia sempre segnata 649B, che serpeggia mantenendo la dir. NW nella faggeta diradata. Ad un primo bivio dopo una torbiera, si volta sulla carraia di destra in leggera discesa verso NW, sempre seguendo i segnavia. Si prosegue sempre in piano verso NW, fino ad un bivio, segnalato con tabella in legno (Belvedere), dove i segnavia voltano bruscamente a sinistra (1266 mt).
Proseguendo diritto si sale in pochi minuti alla vetta isolata del M. Zuccalone 1274 m, l'unica a spuntare dalla fitta faggeta del "Bosco Reale", e su questo offre una panoramica a 360° dei monti adiacenti. 
Dal bivio si riprende il sentiero segnato, che inizia a scendere nella valletta del Rio Bianco, toccando poi la fresca fonte della Crocetta, e risalendo in mezza costa nella faggeta fino a sbucare sulla strada provinciale per Cerreto Laghi poco lontano dal Passo della Crocetta 1264 m.

DOM 23 Sorgenti del Secchia

Punto di partenza: Passo del Cerreto 1253 m
Punto di arrivo: Passo del Cerreto 1253 m
Grado di difficoltà: T
Tempo di percorrenza: 3 h
Dislivello: 370 m
Massima altitudine: 1536 m
Segnavia: 00 - 671- 675

Alle sorgenti del Secchia confinavano tre Stati fra metà '400 e il 1847, con il vasto pascolo del Prataccio diviso in tre fette destinate ai pastori di Cerreto, Succiso e Camporàghena. Un ampio catino di origine glaciale, dominato dalle creste dell'Alpe Marina, di Pietratagliata, della Spiaggia Bella, del Casarola attira escursionisti in ogni stagione più d'ogni altro sito in tutta la vallata. A ragione veduta.

ITINERARIO: Dal Passo del Cerreto 1253 m ci si avvia sul sentiero 00, che parte dal piazzale del ristorante Passo del Cerreto, sul lato W della SS 63. Occorre attraversare il giardino del ristorante per seguire il sentiero che serpeggia sul versante N del Colle Ospedalaccio, in antico detto M. Rapinale. Si cammina subito tra doline ben visibili, e relativi affioramenti gessosi, ma alcuni scavi allungati lungo il crinale sono opera dell'esercito tedesco attorno al 1944-'45 per rinforzare le retrovie della linea gotica.
Quasi del tutto in mezza costa si aggira il colle fino a sbucare di nuovo sul crinale sui larghi pascoli del Passo dell'Ospedalaccio 1280 m, attraversando i quali si raggiunge uno stradello forestale (0.30).
Se seguiamo la strada verso destra raggiungiamo in breve il cippo napoleonico 1292 m 595969E-4907264N, eretto per una pura formalità tra "Empire Français" a sud e Regno d'Itala a nord (infatti regnava su entrambi lo stesso Napoleone) e recuperato da volenterosi sassalbini dal bosco in cui era stato rapidamente rovesciato per ordine dei restaurati sovrani dopo il 1815 . Dal cippo, voltando a sinistra si imbocca in salita il sent. 00 e 671 che inizia ad inerpicarsi fuori dal bosco sulle pendici del M. Alto.
Poco a monte essi si dividono, e noi teniamo a destra il 671, quello meglio battuto, che inizia a salire obliquamente verso destra. Il panorama si allarga e noi puntiamo ad una costa rivestita da faggi. Sotto i primi che troviamo sgorga una fonte detta dei Linguazzi. Infine con un'ultima salita sbuchiamo sulla costa della Marinella, a 1533 m .
Sul versante opposto si entra nell'alta valle del Secchia, e dopo pochi minuti di falsopiano tra faggete rigogliose e carbonaie sbuchiamo nella splendida conca del Prataccio 1509 m .
Si percorre tutta la piana e sempre sul sent. 671 si inizia a risalire tra i faggi il versante del monte in dir. W. Presto si individua a sinistra tra zone umide la Sorgente del Secchia 1536 mt formata da varie polle che scaturiscono dagli strati di arenaria macigno ai piedi del M. Alto. 
Tornati al limite del bosco dove eravamo sbucati nel Prataccio, si individua l'imbocco nel bosco del sent. 675, a sinistra del sent. 671. Ci infiliamo nella faggeta e seguiamo in discesa i segnavia tra carbonaie e sassaie, radure e faggete fitte, fino a sbucare sulla strada forestale presso una sorgente (detta del Riolo) 1287 m. Seguendo lo stradello a destra in pochi minuti ritroviamo il cippo napoleonico del Passo Ospedalaccio 1292 m. Da qui si rientra al Passo del Cerreto percorrendo la bella faggeta dell'andata.

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